Discriminare i colori nei bambini: perché è importante e cosa fare se qualcosa non torna
Quando pensiamo ai colori, spesso immaginiamo un bambino che impara a dire “rosso”, “blu”, “verde” o “giallo”. In realtà, la discriminazione dei colori non riguarda solo il nome del colore, ma una vera abilità visiva e percettiva: significa riuscire a distinguere, confrontare, riconoscere e utilizzare le differenze cromatiche nelle attività di tutti i giorni.
Per un bambino, i colori non sono soltanto un elemento decorativo. Sono presenti nei giochi, nei libri, nei materiali scolastici, nei segnali stradali, nelle attività di classificazione, nei disegni, nelle schede didattiche, nei grafici, nelle mappe e persino nelle consegne date dagli adulti.
“Colora di rosso il cerchio”, “prendi il mattoncino verde”, “segui la linea blu”, “metti insieme gli oggetti dello stesso colore”: per molti bambini sono indicazioni semplici, ma per chi ha una difficoltà nella percezione o discriminazione cromatica possono diventare consegne confuse, faticose o frustranti.
Discriminare i colori non è solo “saperli nominare”
È importante distinguere tra due aspetti diversi:
- conoscere il nome dei colori;
- riuscire davvero a distinguerli visivamente.
Un bambino può non ricordare ancora bene il nome di un colore, soprattutto se è piccolo, ma percepirlo correttamente. Al contrario, un bambino può aver imparato “a memoria” che l’erba è verde o che il cielo è azzurro, ma avere difficoltà a distinguere alcune tonalità tra loro.
Per questo motivo, quando osserviamo un bambino che confonde i colori, non dobbiamo limitarci a pensare: “li deve ancora imparare”. A volte è così, ma altre volte dietro può esserci una difficoltà visiva specifica, soprattutto se gli errori sono ricorrenti, riguardano sempre le stesse coppie di colori o interferiscono con le attività quotidiane.
Perché la discriminazione dei colori è importante nello sviluppo del bambino
La percezione dei colori partecipa a molte attività dello sviluppo. Nei primi anni di vita il bambino usa il colore per riconoscere, classificare, scegliere, associare e organizzare le informazioni visive.
La discriminazione cromatica può essere coinvolta in:
- giochi di incastro, costruzione e classificazione;
- attività di pregrafismo e disegno;
- riconoscimento di oggetti simili;
- ricerca visiva;
- attenzione visiva;
- comprensione di schede, simboli e consegne;
- orientamento in materiali scolastici colorati;
- lettura di mappe, grafici e tabelle;
- attività sportive o di gruppo in cui i colori distinguono squadre, percorsi o materiali.
Un bambino che fatica a distinguere alcuni colori può sembrare distratto, poco preciso o poco interessato ad alcune attività. In realtà, potrebbe semplicemente non vedere la differenza cromatica che l’adulto dà per scontata.
Daltonismo o discromatopsia: di cosa parliamo?
Nel linguaggio comune si usa spesso la parola “daltonismo”, ma il termine più corretto è discromatopsia o deficit della visione dei colori.
La discromatopsia è una difficoltà, parziale o più raramente importante, nel distinguere alcuni colori. Nella maggior parte dei casi non significa vedere il mondo in bianco e nero. Questa è una forma molto rara. Più spesso il bambino vede i colori, ma può confondere alcune tonalità, soprattutto quando sono vicine tra loro, poco contrastate o inserite in immagini complesse.
La forma più frequente è quella che riguarda l’asse rosso-verde. Questo non significa che il bambino “non vede il rosso” o “non vede il verde” in modo assoluto, ma che può avere difficoltà a distinguere alcune sfumature di rosso, verde, marrone, arancione o tonalità simili.
Le discromatopsie congenite sono spesso ereditarie e sono più frequenti nei maschi. In altri casi, più rari, un’alterazione nella percezione dei colori può essere acquisita, cioè comparire nel tempo a causa di problematiche oculari, neurologiche, traumatiche o legate ad alcuni farmaci. Per questo un cambiamento improvviso nella percezione dei colori deve sempre essere valutato.
Quali segnali possono osservare i genitori?
Alcuni segnali possono far pensare a una difficoltà nella discriminazione dei colori. Non è necessario allarmarsi per un singolo errore, soprattutto nei bambini piccoli, ma è utile osservare se alcuni comportamenti si ripetono.
Il bambino potrebbe:
- usare colori “strani” nei disegni, ad esempio foglie viola, cielo verde, prato marrone o arancione;
- chiedere spesso conferma prima di scegliere un colore;
- confondere sempre gli stessi colori;
- avere difficoltà a scegliere il pastello giusto;
- copiare il colore usato da un altro bambino;
- evitare attività di coloritura o mostrarsi poco interessato;
- sbagliare nei giochi in cui bisogna abbinare o ordinare per colore;
- avere difficoltà con schede, mappe o percorsi basati solo sui colori;
- non distinguere bene colori poco contrastati o molto simili;
- avere familiarità per difficoltà nei colori.
A scuola, il bambino potrebbe avere difficoltà con consegne come “cerchia in rosso”, “sottolinea in verde”, “segui il percorso blu”, oppure con materiali in cui le informazioni sono differenziate solo dal colore.
Quando preoccuparsi?
Non tutti gli errori sui colori indicano un problema.
Nei bambini piccoli può esserci una fase in cui il linguaggio dei colori non è ancora stabile. Il bambino può vedere correttamente il colore, ma non ricordarne il nome. Oppure può confondere la parola “arancione” con “rosso”, “viola” con “blu”, “rosa” con “rosso”, senza avere una reale difficoltà visiva.
È utile approfondire quando:
- la confusione persiste nel tempo;
- riguarda sempre gli stessi colori;
- il bambino sembra non distinguere differenze che per gli altri sono evidenti;
- le difficoltà compaiono in più contesti, a casa e a scuola;
- c’è familiarità per daltonismo o discromatopsia;
- il bambino evita attività legate al colore;
- gli insegnanti notano difficoltà con materiali scolastici colorati;
- il bambino riferisce che “i colori sembrano uguali”.
È invece importante richiedere una valutazione tempestiva se la difficoltà compare improvvisamente, se riguarda un solo occhio, se si associa a calo visivo, dolore, mal di testa importante, trauma, alterazioni neurologiche o altri sintomi oculari.
Quale test si usa per valutare la visione dei colori?
Uno dei test più conosciuti e utilizzati per valutare la percezione dei colori è il test di Ishihara.
Il test di Ishihara è composto da tavole formate da tanti puntini colorati. All’interno di questi puntini sono nascosti numeri, forme o percorsi che una persona con una normale percezione cromatica riesce a riconoscere. Chi presenta una difficoltà nella visione dei colori può non vedere il numero, vedere un numero diverso o non riuscire a distinguere la figura dallo sfondo.
Nei bambini più piccoli, che non conoscono ancora i numeri, possono essere utilizzate versioni con simboli, forme o tracciati, così da rendere il test più adatto all’età.
Il test di Ishihara è particolarmente utile per individuare le alterazioni della visione rosso-verde, che sono le più frequenti. Tuttavia non è l’unico test possibile. In alcuni casi possono essere utilizzati anche test di ordinamento cromatico, come il test di Farnsworth, o altri strumenti specifici per approfondire il tipo e il grado della difficoltà.
È importante ricordare che i test online possono essere curiosi o orientativi, ma non hanno lo stesso valore di una valutazione eseguita in ambulatorio. Schermi diversi, luminosità, contrasto, qualità dell’immagine e condizioni ambientali possono modificare il risultato.
Cosa fare se il bambino non vede bene alcuni colori?
La prima cosa da fare è non rimproverare il bambino.
Se un bambino sbaglia un colore non è detto che sia distratto, svogliato o poco attento. Potrebbe davvero percepire quel colore in modo diverso.
Il passo più utile è richiedere una valutazione visiva specifica, soprattutto se il dubbio si ripete o se la difficoltà interferisce con scuola, giochi o attività quotidiane.
Dopo la valutazione, se viene confermata una discromatopsia, l’obiettivo non è “curare” il colore come se fosse un difetto da correggere, ma aiutare il bambino, la famiglia e la scuola a conoscere il suo modo di vedere e ad adottare strategie pratiche.
Strategie utili a casa e a scuola
Un bambino con difficoltà nella discriminazione dei colori può vivere benissimo le attività quotidiane, ma ha bisogno che l’ambiente non si basi esclusivamente sul colore.
Ecco alcune strategie semplici e molto utili.
1. Etichettare pastelli, pennarelli e matite
Scrivere il nome del colore sul pastello o applicare piccole etichette può aiutare il bambino a scegliere in autonomia, senza dover sempre chiedere conferma.
2. Non usare solo il colore per dare informazioni
Se una scheda prevede “fai i cerchi rossi e i quadrati verdi”, meglio aggiungere anche simboli, forme, lettere o indicazioni verbali. Il colore può essere utile, ma non dovrebbe essere l’unico canale informativo.
3. Usare contrasti forti
Materiali con colori troppo simili o poco contrastati possono creare difficoltà. Il nero su bianco, ad esempio, è spesso più leggibile rispetto a combinazioni colorate deboli.
4. Controllare schede e materiali anche in bianco e nero
Un trucco utile per insegnanti e genitori: se una scheda perde significato quando viene stampata in bianco e nero, probabilmente si basa troppo sul colore. In quel caso è meglio aggiungere simboli, texture, numeri, lettere o etichette.
5. Attenzione a mappe, grafici e tabelle
A scuola molti materiali usano colori diversi per distinguere informazioni. Per un bambino con discromatopsia, due linee di un grafico o due aree di una mappa possono sembrare molto simili. Meglio aggiungere tratteggi, frecce, simboli, legenda chiara e buon contrasto.
6. Evitare sistemi basati solo su rosso, giallo e verde
Molte classi usano sistemi “a semaforo” per indicare comportamento, difficoltà o livello di comprensione. Per alcuni bambini questi colori possono essere confusi. Meglio associare anche parole, faccine, simboli o posizioni diverse.
7. Spiegare al bambino senza spaventarlo
Il bambino non deve sentirsi “sbagliato”. Può essere utile dirgli: “Tu alcuni colori li vedi in modo un po’ diverso. Possiamo aiutarti con qualche strategia”. Dare un nome alla difficoltà spesso riduce la frustrazione.
Discromatopsia e autostima
Un aspetto spesso sottovalutato è quello emotivo.
Un bambino che viene corretto continuamente perché “sbaglia colore” può sentirsi meno capace, meno preciso o meno bravo degli altri. Può evitare il disegno, la coloritura o alcune attività scolastiche non perché non gli piacciano, ma perché teme di sbagliare.
Per questo è importante riconoscere presto la difficoltà. Non per etichettare il bambino, ma per evitare interpretazioni sbagliate.
Sapere che un bambino ha una difficoltà nella visione dei colori permette agli adulti di cambiare approccio: meno correzioni inutili, più strumenti pratici.
Il ruolo della valutazione ortottica
La valutazione ortottica può essere molto utile quando si sospetta una difficoltà visiva o percettiva.
L’ortottista può osservare non solo la percezione cromatica, ma anche il funzionamento visivo più generale del bambino: motilità oculare, fissazione, convergenza, abilità visuo-percettive, attenzione visiva e modalità con cui il bambino usa la vista nelle attività.
Questo è particolarmente importante perché, a volte, la difficoltà con i colori non è l’unico aspetto da osservare. Alcuni bambini possono presentare anche fatica visiva, difficoltà di ricerca visiva, scarsa attenzione ai dettagli o difficoltà nell’organizzazione dello spazio sul foglio.
Una valutazione aiuta a capire se il problema riguarda davvero la percezione dei colori, il linguaggio, l’attenzione, l’organizzazione visiva o una combinazione di più fattori.
In conclusione
La discriminazione dei colori è una piccola grande abilità della visione.
Per un bambino, distinguere i colori significa orientarsi meglio nei giochi, nelle attività scolastiche, nei materiali visivi e nelle consegne quotidiane. Quando qualcosa non torna, è importante osservare senza allarmarsi, ma anche senza banalizzare.
Se un bambino confonde spesso i colori, evita attività di coloritura, chiede continuamente conferma o ha familiarità per difficoltà nei colori, può essere utile approfondire con una valutazione specifica.
A volte basta poco: un test, qualche accorgimento, materiali più accessibili e adulti più consapevoli.
Il punto non è far vedere il mondo “come lo vediamo noi”, ma aiutare ogni bambino a muoversi nel suo mondo visivo con più sicurezza, autonomia e serenità.




