Diffida dalle imitazioni

Quando si parla di visione servono competenze vere

Negli ultimi anni si parla sempre di più di visione e della sua interrelazione con gli apprendimenti, la postura, lo sport e i disturbi del neurosviluppo.
Sempre più persone iniziano a capire che vedere bene non significa soltanto “vederci bene da lontano”, ma che il sistema visivo è coinvolto in moltissime attività quotidiane: leggere, scrivere, mantenere la concentrazione, coordinarsi nello spazio, stare ore davanti a uno schermo, praticare sport, mantenere una postura funzionale e interagire correttamente con l’ambiente.

Ed è assolutamente vero.

Il problema nasce quando temi così complessi vengono semplificati troppo.
Quando si pensa che bastino alcuni esercizi trovati online, qualche “giochino”, un corso veloce o metodi uguali per tutti per affrontare problematiche che, in realtà, richiedono valutazione clinica, formazione specifica e un ragionamento professionale molto più ampio.

Oggi sui social si trovano continuamente promesse miracolose:
“risolvi tutto in poche sedute”,
“questo esercizio funziona per chiunque”,
“questo metodo migliora attenzione, apprendimento e coordinazione”,
oppure percorsi presentati come universali, validi indistintamente per tutti i bambini e per tutti gli adulti.

Ma il corpo umano non funziona così. E il sistema visivo ancora meno.

Ogni persona ha caratteristiche, difficoltà, compensi e bisogni completamente differenti.
Esistono i bambini con disturbi del neurosviluppo necessitano di un lavoro multidisciplinare strutturato nel dettaglio e, ad esempio persone che sviluppano sintomi posturali collegati al modo in cui gli occhi lavorano insieme nelle quali un minimo cambiamento può alterare tutto il loro equilibrio e portare a sintomi molto impattanti nella loro quotidianità.

Dietro situazioni apparentemente simili possono nascondersi meccanismi completamente diversi. Ed è proprio per questo che non esistono soluzioni standard valide per tutti.

Nel mio lavoro come ortottista non mi occupo soltanto di “fare esercizi per gli occhi”.
Mi occupo di osservare, valutare e comprendere come il sistema visivo interagisce con il resto della persona: con il movimento, con l’attenzione, con la postura, con gli apprendimenti, con la coordinazione e con le richieste della vita quotidiana.

Ed è un lavoro che richiede studio continuo.

Personalmente considero la formazione una parte fondamentale della mia professione.
Continuo costantemente ad aggiornarmi attraverso corsi, approfondimenti e confronto con altri professionisti perché credo che lavorare in ambito sanitario significhi avere la responsabilità di non smettere mai di imparare.

Non mi sento mai “arrivata”.
E non penso sia un limite, anzi.

Credo che uno dei segnali più importanti di serietà professionale sia proprio la capacità di mettersi continuamente in discussione, approfondire nuove evidenze scientifiche e ampliare le proprie competenze per offrire ai pazienti valutazioni sempre più accurate e percorsi realmente personalizzati.

Per questo è importante imparare a distinguere chi si improvvisa da chi ha una formazione specifica.